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MUSIKA

Il termine ‘manipolazione della musica’ fa pensare immediatamente alla masterizzazione o allo scaricamento (legale o meno) dei brani da Internet, ma accanto a questo significato ne troviamo un altro più ampio e insieme assai meno conosciuto dal grande pubblico.
Molto spesso quando acquistiamo un disco, soprattutto- ma non solo- se inciso in studio, noi non compriamo una fedele riproduzione di un evento esecutivo, ma un manufatto abilmente costruito, e spieghiamoci subito con un esempio, tratto non casualmente dalla cosiddetta musica ‘classica’.
Un tecnico del suono impiegato presso la stazione radio americana NBC racconta che un giorno stava lavorando col grande direttore Arturo Toscanini per approntare la registrazione da mandare in onda; ad un certo punto Toscanini riascoltando il poema sinfonico ‘Don Chisciotte’ di Richard Strauss aveva rilevato che il pizzicato dei violoncelli in un certo punto non era affatto soddisfacente, e il tecnico risolse il problema trovando il pizzicato ‘giusto’ in una precedente incisione.
I radioascoltatori erano bellamente ignari di questo procedimento e credevano di ascoltare una registrazione ‘dal vivo’, ma alla radio e al cinema questo procedere era normalissimo, sia per problemi di tempo sia per problemi di tipo artistico. Altro esempio, sempre sul terreno ‘classico’: nel 1947 Frank Sinatra girò il film Accadde A Brooklyn, con Peter Lawford e la cantante lirica Kathryn Grayson, la cui attività però fu limitata allo schermo, non al palco, e si capisce da quanto racconta André Previn, futuro compositore e direttore d’orchestra, che suonò gli assolo di piano. A metà circa del film la Grayson canta un’aria complicata dall’opera di Delibes Lakmè, quella nota come ‘la canzone della campanella’ perché il soprano deve vocalizzare sul registro acuto evocando il suono di un campanellino: ebbene, la versione che sentiamo nel film è stata ottenuta montando fra loro centocinquanta frammenti musicali, e insomma quasi ogni nota è presa da una scena diversa!
Nello stesso periodo, la registrazione discografica avveniva ancora con la matrice da cui stampare i 78 giri- i famosi ‘padelloni’- ma quando la registrazione passò al nastro, intorno al 1950, non ci furono più limiti alla creatività (o alla furberia manipolativa, secondo come la vedete).
Il primo musicista a capire la possibilità creativa della registrazione su nastro fu il pianista di jazz Lennie Tristano, di origini italiane e cieco dalla nascita, che proprio nel 1950 acquistò uno dei primi registratori, un due piste col multiplay, e l’anno dopo pubblicò due brani, Ju-Ju e Pastime, nei quali prima aveva inciso separatamente basso e batteria, poi aveva improvvisato sulla base, e successivamente aveva improvvisato sull’improvvisazione, ottenendo urti politonali davvero inediti. Tristano proseguì su questa strada giungendo a risultati strepitosamente profetici: nel 1953 registrò Descent Into The Maelstrom, una sovrapposizione di più pianoforti che illustrava l’omonimo racconto di Poe (il brano rimase inedito fino al 1976, e quando uscì tutti pensammo che avessero sbagliato a indicare la data…), e nel 1955 su un album Atlantic intitolato semplicemente col suo nome presentò quattro brani in cui oltre alla tecnica di sovrapposizione di più pianoforti e alla registrazione separata della ritmica, utilizzò per la prima volta nella sua musica il processo di accelerazione del nastro, con cui si registra una parte un’ottava sotto e a metà velocità e quando si rimette a velocità normale ne esce un timbro straniato e surreale.
Nella musica pop, le ‘voci accelerate’ erano più che altro un trucchetto simpatico, ad esempio nei dischi dei Chipmunk (Alvin, Simon e Theodore, noti anche per una serie animata) o per intenti parodistici, come nel brano The March Of The Hi-Fi del grande comico americano Lenny Bruce, una ferocissima parodia della voga per l’alta fedeltà di metà anni Cinquanta.
A proposito di tagli, un esempio italiano molto significativo ci viene da una canzone, Sabato Triste, di Adriano Celentano, pezzo quasi-gospel che il cantante, a nostra scienza, non eseguì mai dal vivo, e anche qui la ragione è legata alla nascita del brano. La registrazione fu fatta a Roma, negli studi RCA, all’epoca fra i migliori in Italia, che però avevano solo tre piste: su una di queste andava la base, e il cantante poteva sovrainciderela propria parte su una delle due piste restanti; Gaetano Ria, il tecnico del suono, racconta che Celentano aveva problemi ad affrontare un brano emotivamente complesso, e doveva fermarsi di continuo, per cui nel disco che conosciamo la parte vocale è ottenuta cucendo insieme novantadue frammenti tagliati da versioni diverse.
Bisognerà aspettare la fine degli anni Sessanta per trovare un uso spregiudicato e creativo del montaggio come quello del citato Tristano, e capofila della rivoluzione tecnica sarà il trombettista jazz Miles Davis, il quale dal 1969 al 1975 sperimenterà insieme al produttore Teo Macero la tecnica di montare versioni dello stesso brano registrate in tempi diversi ma con gli stessi musicisti, oppure di mandare solo una base ritmica su cui gli strumentisti dovevano suonare senza sapere come sarebbe stato il prodotto finito. Uno dei più fedeli compagni di quell’epoca era il sassofonista Wayne Shorter, poi colonna dei Weather Report, gruppo di fusion nel quale militò anche il bassista Jaco Pastorius, altro ‘maniaco’ del montaggio: Shorter racconta che una volta Pastorius gli fece registrare una parte di sax soprano mandandogli in cuffia solo la parte di basso, non gli altri strumenti che erano già stati registrati, per ottenere una interazione inconsapevole e affascinante.
Ci sarebbero ancora molti esempi da citare, ma vogliamo concludere con una perla dal repertorio di Prince, il quale nel suo successo When Doves Cry ottenne l’atmosfera tesa che conosciamo grazie al semplice espediente di togliere dal nastro la parte di basso già registrata, tocco semplicissimo ma di effetto fulminante: insomma, ancora una volta, in questi casi conta solo l’esito finale, non tanto il percorso fatto per ottenerlo.
Francesco Chiari (pub.: 6-marzo-2008)
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